Le parafilie

28 gennaio 2022

Le perversioni sessuali sono state sistematizzate e descritte all’interno del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), pubblicato dall’Associazione degli Psichiatri Americani (APA). A partire dalla sua quarta edizione (DSM IV), per eliminare qualsiasi connotazione morale, il termine “perversione” è stato sostituito con “parafilia” e, nella quinta edizione (DSM 5), al termine “parafilia” è stato attribuito il significato di “qualsiasi intenso e persistente interesse sessuale diverso dall’interesse sessuale per la stimolazione genitale o i preliminari sessuali con partner umani fenotipicamente normali, fisicamente maturi e consenzienti”.

Il DSM 5 individua due tipologie principali di parafilie: le parafilie tipiche ed atipiche. La prima tipologia prevede la seguente classificazione:

  1. La predilezione per attività inconsuete: comprende i Disturbi del Corteggiamento -quali il Disturbo Voyeuristico, il Disturbo Esibizionistico, il Disturbo Frotteuristico- e i Disturbi Algolagnici -quali i Disturbi da Masochismo Sessuale e Disturbo da Sadismo Sessuale-.
  2. La predilezione per l’atipicità dell’oggetto sessuale: comprende l’Attenzione rivolta verso altri esseri umani -nel caso del Disturbo Pedofilico- e l’attenzione rivolta verso oggetti -nel caso del Disturbo Feticistico e il Disturbo da Travestitismo-.

Per poter diagnosticare un Disturbo Parafilico è necessario che, nel momento presente, la condotta parafilica sia causa di un intenso disagio personale o di compromissione dell’individuo, o che il soddisfacimento di tale parafilia rischi di arrecare danno a se stesso o ad altri. Il disagio personale comprende anche sentimenti quali la colpa, la vergogna, l’inadeguatezza, la depressione, l’ansia, la fobia sociale che si sviluppano in seguito ad attività sessuali socialmente inaccettabili o considerate immorali.

Per quanto attiene ai criteri diagnostici contenuti nel DSM 5, il Criterio A indica la natura qualitativa della parafilia e la sua durata di almeno 6 mesi; il Criterio B descrive le conseguenze negative della condotta parafilica: se un soggetto soddisfa il Criterio A, ma non soddisfa il Criterio B, allora l’individuo avrà quella parafilia, ma non un Disturbo Parafilico. Dunque, da ciò, emerge che una parafilia rappresenta la condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo di un Disturbo Parafilico, poiché può accadere che un soggetto metta in atto condotte parafiliche senza che queste ne compromettano il benessere psicologico o senza che rechino danno a sé o ad altri: in questo caso non si parla di Disturbo Parafilico.

Una caratteristica delle parafilie è che si può assistere ad una variazione delle stesse: si può passare da sadismo a masochismo o da voyeurismo ad esibizionismo. Non è chiaro, tuttavia, se tali switch siano dei veri e propri cambiamenti oppure semplici espansioni di interessi già presenti nell’individuo.

Per quanto attiene all’età di esordio, il Disturbo Parafilico si manifesta tra i 15 ed i 25 anni, per poi diminuire gradualmente; la manifestazione dopo i 50 anni è rara. Statisticamente le parafilie sono maggiormente diffuse tra i soggetti di genere maschile ed, inoltre, circa la metà dei soggetti con Disturbi Parafilici è sposata, con una buona posizione lavorativa e sociale, spesso utilizzata come facciata.

Anche il grado di manifestazione delle condotte parafiliche può essere diverso: si parla di manifestazione lieve, quando esistono solo gli impulsi ma non vengono mai messi in atto comportamenti parafilici; si ha una manifestazione moderata nel caso in cui tali impulsi vengono messi in atto occasionalmente; infine, si parla di manifestazione grave quando il soggetto pone in essere tali condotte con costanza e ripetizione.

Le parafilie possono assumere rilievo in ambito criminologico in quanto, spesso, alcune condotte parafiliche o Disturbi Parafilici in compresenza con Disturbi di Personalità, possono determinare, in soggetti fortemente psicopatologici, dei veri e propri comportamenti criminali che si associano quasi sempre a crimini di matrice sessuale, i cui autori prendono il nome di sex offender.

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